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Alternative Indicators of Age and Population Ageing While age has traditionally been measured as the time since birth, researchers from IIASA and VID have recently proposed alternative measures that are based on the expected time to death instead. The basic idea behind this is that due to increasing life expectancy, e.g., a 60 year old man today cannot be considered to be at a comparable stage of his life cycle as a man of 60 years of age several decades ago: He is on average of better health status and can count on many more years of life to come, which will also influence his behaviour in term of investments. Hence, one may argue that both the biological and social dimensions of age are not only a function of time since birth but also of expected time to death. Consequently, the traditional definition of age should be complemented by one that reflects the changing life expectancy at the level of individuals as well as populations. The alternative indicators of age and ageing listed here are both based on conventional life tables. The “proportion of the population that has a remaining life expectancy of 15 years or less” is calculated in the following way: from a period life table we select all single-year age groups that have a remaining life expectancy of 15.0 or less years and calculate what proportion of the total population has ages that fall into this category. This new measure can be viewed as the complement of indicators such as the proportion of the population above age 65 measured in the conventional way. The “population average remaining years of life” is the complement of the conventional mean age of the population in reflecting the average years to death of persons alive today. It is calculated by weighting the remaining life expectancy of all ages in a period life table with the proportions of people at those ages in the population under consideration. The map shown for the regional distribution of the proportion of the population that has a remaining life expectancy of 15 years or less reflects two demographic dimensions: the age structure of the population and the current period life expectancy. Countries with a rather old population and a low life expectancy have the highest proportions and countries with young populations and high life expectancy the lowest ones. These two dimensions partly make up for each other so that in the middle range there are combinations of both younger age structures with lower life expectancy as well as older age structures with a higher one. The appearing geographic pattern shows an East/West divide with the countries of the former Soviet Union showing by far the highest proportions of population with life expectancies of 15 or less years. Reference: Lutz, W., Sanderson, W., Scherbov, S. 2008. The coming acceleration of global population ageing. Nature, Vol. 451: 716-719 Sanderson,W, Scherbov, S. 2005. Average remaining lifetimes can increase as human populations age. Nature, Vol. 435: 811-813 Demografia 25/09/2010 Richiedi Informazioni
OBIETTIVI DEL MILLENNIO PER LO SVILUPPO. RAPPORTO NAZIONI UNITE 2009. Dieci anni fa i leader mondiali hanno stabilito degli obiettivi da raggiungere per poter liberare una grande parte dell’umanità dalle catene della povertà estrema, dalla fame, dall’analfabetismo e dalle malattie. Hanno stabilito degli “obiettivi” per raggiungere l’uguaglianza fra i sessi, l’emancipazione delle donne, la sostenibilità ambientale e un partenariato mondiale per lo sviluppo. In breve, hanno delineato un piano per un mondo migliore e si sono impegnati a fare ogni sforzo per ottenere questi obiettivi. Sono stati fatti passi importanti su questa strada e sono stati ottenuti successi non banali sui quali far leva. Ma si avanza troppo lentamente in direzione di tali obiettivi. E oggi si deve far fronte a una crisi economica le cui ripercussioni non sono ancora evidenti. Il Rapporto 2009 delle Nazioni Unite dal titolo Obiettivi del Millennio per lo Sviluppo, mostra che certe politiche e azioni, rese possibili grazie a finanziamenti adeguati e da una volontà politica forte, possono dare dei buoni risultati. Si muore meno di AIDS, il mondo è prossimo a raggiungere l’istruzione primaria universale e si è sulla buona strada per realizzare l’obiettivo dell’approvvigionamento dell’acqua potabile. Il Rapporto dà anche conto dei numerosi problemi che persistono e che rischiano di aumentare le difficoltà a causa del clima economico attuale. Secondo le prime indicazioni i poveri sono coloro che hanno sofferto di più per la crisi economica. Oggi il numero di individui che hanno fame e che vivono in condizioni di estrema povertà è superiore rispetto al livello che ci sarebbe stato se il progresso non fosse stato interrotto. Le difficoltà economiche hanno spinto decine di milioni di persone verso un lavoro precario ed è aumentato il numero di coloro i quali, anche se lavorano, non hanno abbastanza risorse per superare la linea della povertà fissata in 1,25 dollari per giorno. Piuttosto che battere in ritirata- afferma nella introduzione al Rapporto il Segretario Generale dell'ONU Ban Ki-moon è il momento di accelerare il progresso sulla strada indicata nel Rapporto e rinforzare il partenariato mondiale per lo sviluppo. Se la comunità mondiale adotterà una attitudine costruttiva di fronte alla crisi è ancora possibile raggiungere gli obiettivi indicati nel Rapporto, non voltando cos le spalle ai poveri ed alle persone vulnerabili. L'intero Rapporto è disposnibile sia in versione inglese che francese a: http://mdgs.un.org/unsd/mdg/Default.aspx Documenti 26/12/2009 Richiedi Informazioni